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Sensibilità Dentale: cos’è, chi ne soffre e da cosa è causata?

Ma soprattutto quali sono le terapie professionali e domiciliari per controllarla, gestirla, ridurla ed eliminarla.

I denti all’interno della nostra bocca sono particolarmente duri e resistenti, sono stati concepiti così proprio per poter svolgere la loro funzione principale di staccare, mordere e sgretolare il cibo per favorirne ingestione e digestione. Al di sotto degli strati più esterni (smalto e dentina) troviamo un tessuto piuttosto morbido, chiamato polpa dentale, che ha la funzione di garantire l’adeguato apporto di sangue, ossigeno e nutrienti, al dente.

Se smalto e dentina sono consumati o presentano lesioni si verifica il popolare fenomeno della sensibilità dentale, in questo articolo approfondiremo le sue cause principali ed i metodi per gestire questo fastidioso campanello di allarme.

Il campanello d’allarme del cavo orale

La sensibilità dentale, o meglio ipersensibilità dentale è un dolore intermittente ed acuto di durata breve causato dagli stimoli a cui viene sottoposta la dentina e che non può essere causato da altre patologie preesistenti.

Si parla di “campanello d’allarme” perché il segnale di dolore che il nostro cervello ci manda è allo stesso tempo un segnale di vitalità ed un meccanismo di difesa del dente dagli stimoli dolorosi ricevuti. Con la frequenza di un terzo della popolazione, i soggetti maggiormente colpito sono principalmente le donne tra i 20 ed i 40 anni.  Tra le vari cause eziologiche, quella maggiormente accreditata è la teoria idrodinamica (1) che afferma che la sensibilità dentale sia causata dall’apertura dei tubuli dentinali, contenenti un fluido che se stimolato da caldo, freddo o da stimoli osmotici, può produrre dei movimenti rapidi che possono stimolare eccessivamente il nervo pulpare e le terminazioni nervose della polpa dentale, trasmettendo quindi una sensazione di dolore (2).

Cause e fattori di rischio

Non basta la genetica e l’appartenenza al range 20/40 per essere colpiti da sensibilità dentale, esistono delle concause e delle predisposizioni che possono peggiorare la situazione, vediamone alcune di seguito:

  • Igiene orale: la base di tutto, l’igiene orale è fondamentale per la salute della nostra bocca ma lo è altrettanto la scelta dei prodotti giusti con cui farla. Per esempio l’uso di dentifrici ad alto indice di abrasività è controindicato;
  • Reflusso gastrico o disturbi alimentari: chi ne soffre ha più probabilità di avere in bocca acidi gastrici in grado di rovinare la dentina;
  • Scorretta dieta alimentare: eccessiva assunzione di cibi o bevande acide;
  • Bruxismo;
  • Sensibilità momentanea post trattamenti dentali quali: sbiancamento, seduta di ablazione, o scaling;
  • Radici e colletti dentali esposti.

Obiettivo dell’odontoiatra è quello di intercettare il fastidio ed effettuare trattamenti mirati nella gestione del dolore e del recupero della funzionalità dentale.

I test per la ipersensibilità dentale

Una diagnosi accurata dello stato della dentina è fondamentale per arrivare a una corretta decisione sui trattamenti da proporre al paziente. Ci sono diversi tipi di screening da effettuare ed una corretta anamnesi medica cerca cause sia all’interno della bocca che al suo esterno. La prima prova da fare si chiama Air Blast Test: ovvero si applica un getto di aria compressa perpendicolare all’area del dente interessata per 1 secondo a distanza di 1 cm. La percezione del dolore da parte del paziente determinerà la gravità del disturbo:
– 0 – il paziente non risponde allo stimolo;
– 1 – il paziente risponde allo stimolo ma non chiede che la sua interruzione;
– 2 – il paziente risponde e chiede l’interruzione o si allontana da esso;
– 3 – il paziente il paziente risponde e comunica di aver percepito dolore, chiede di fermarlo e se ne allontana.

Il getto dell’aria viene puntato sulla giunzione amelocementizia del dente nella zona della regione vestibolare . l’ipersensibilità si manifesta in modo discontinuo, ovvero ci possono essere zone in cui la dentina esposta non fa percepire un fastidio ed altre zone magari di minime dimensioni che trasmettono però una sensazione di dolore acuto (4).  Per determinare con un raggio più ampio le difficoltà del paziente, può essere proposto un questionario denominato DHEQ ovvero Dentine Hypersensitivity Experience Questionnaire) in cui si cerca di capire quali siano le difficoltà oggettive che il paziente incontra e quali possano essere le terapie migliori da consigliare.

Quali sono i trattamenti consigliati

Al giorno d’oggi fortunatamente esistono diverse terapie che possono controllore, ridurre o eliminare il problema della sensibilità dentale, ma è importante sottolineare che tutti questi trattamenti, siano essi domiciliari o professionali condividono l’obiettivo della stimolazione, mineralizzazione e produzione della dentina per ripristinare la condizione ideale del dente. I principi attivi presenti sono principalmente i seguenti: nitrato di potassio, acetato di stronzio (5), sodio fluoruro, cloruro, sali di stagno, arginina, carbonato di calcio, nano-idrossiapatite sotto forma di dentifricio, gel, sieri desensibilizzanti o collutori. Queste sostanze agiscono in modo desensibilizzante e per ripristinare la chiusura dei tubuli dentinali.

I trattamenti professionali

Nonostante la moltitudine di principi attivi, ad oggi non si è determinato quale di essi sia il migliore (8).  Esistono studi in vitro che affermano che il trattamento con delle vernici o sigillanti sia in grado di chiudere la superficie dentinale dei tubuli (9). Questo risultato si può ottenere principalmente in due modi, utilizzando delle vernici gel che si applicano ai denti con delle apposite mascherine e che si devono ripetere a seconda della gravità della situazione o in alternativa l’utilizzo del laser per occludere i tubuli dentinali (6 e 7).

I trattamenti domiciliari

Prodotti per uso domiciliare:

  • Dentifrici contenenti con agenti desensibilizzanti e con RDA basso ovvero Radio Enamel Abrasion, che determina quindi il grado di abrasione del dentifricio. Di seguito la scala stabilita dalla American Dental Association (ADA):
    RDA > 90 = alta abrasività;
    RDA 50-90 = media abrasività;
    RDA < 50 = bassa abrasività.
  • Collutori ad azione desensibilizzante che depositano dei sali che ostruiscono i tubuli bloccando il movimento del liquido e di conseguenza il dolore. Oltretutto contengono spesso delle sostanze in grado di creare una pellicola protettiva con lo scopo di remineralizzare la dentina esposta;
  • Vernici che permettono un elevato assorbimento del fluoruro di sodio e che forma una barriera minerale di lunga durata;
  • Gel contenenti ioni di fluori.

Sarà il vostro igienista a consigliarvi il trattamento più adatto alla vostra situazione, non siete costretti a convivere con questo fastidio!

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